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News

18, Feb 2018


Quando qualcuno dice o fa una cosa che ci fa arrabbiare noi ne soffriamo e allora tendiamo a reagire cercando di farlo soffrire a sua volta, nella speranza che questo riduca la nostra personale sofferenza. Pensiamo: "Voglio punirti. Voglio farti soffrire perché tu hai fatto soffrire me: quando ti vedrò soffrire davvero mi sentirò meglio".
A quanto pare molti di noi credono in questo modo di fare così infantile. il fatto è che quando fai soffrire l'altro, lui a sua volta cercherà sollievo facendoti soffrire ancora di più: il risultato è una crescita esponenziale di sofferenza da entrambe le parti. al contrario, avete bisogno entrambi di compassione e di aiuto, non di una punizione.
La maggior parte di noi non si comporta in questo modo. Non abbiamo nessuna voglia di tornare a noi stessi, abbiamo voglia di correre dietro all'altro per dargli una lezione.
Se la tua casa va a fuoco, la prima cosa da fare è cercare di spegnere l'incendio, non correre dietro alla persona che credi l'abbia appiccato. mentre insegui il presunto incendiario la tua casa finirà distrutta dalle fiamme. Non è saggio! Devi dirigerti verso la casa e cercare di spegnere l'incendio. Lo stesso discorso vale quando ti arrabbi: se continui a interagire con l'altro, a litigare con lui, se cerchi di punirlo, agisci proprio come uno che corre dietro all'incendiario mentre tutti i suoi averi se ne vanno in fumo. (Thich Nath Hanh - "Spegni il fuoco della rabbia", Mondadori)

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